|
"Il tempo era bello e faceva caldo e,
poco inclini a coricarci, decidemmo di girovagare
un po’ per la città. Solo allora mi accorsi
che la notte era particolarmente luminosa.
Eravamo in piena estate, ma ciò non spiegava
l’eccezionale lucentezza dei cieli. Alle
11 e 30 di notte di poteva leggere tranquillamente
il giornale senza alcuna difficoltà e fu
chiaro a entrambi che la circostanza era
anomala. Dapprima, ovviamente, pensammo a
un’aurora, ma non vedemmo traccia di quello
scintillio che solitamente caratterizza le
aurore boreali. Si trattava piuttosto di
una luminescenza diffusa e suggestiva, tipica
dei minuti successivi al tramonto o dovuta
alla luce profusa di una invisibile luna
piena."
"Ero seduto in casa per far colazione
nella fattoria di Vanavar, volta a nord.
[...] D’improvviso vidi che proprio verso
nord, sopra la strada per Tunguska di Onkoul,
il cielo si era diviso in due e il fuoco
appariva in alto e si estendeva sopra la
foresta. La spaccatura in cielo si allargò,
e tutta la parte nord si coprì di fuoco.
In quel momento diventai caldo in maniera
insopportabile, come se la mia camicia andasse
in fiamme; da nord, dove c’era il fuoco,
arrivava un gran calore. Volevo togliermi
la camicia e buttarla via, ma poi il cielo
si richiuse, e si udì un gran boato, e fui
scaraventato per qualche metro. Per un attimo
persi i sensi, ma dopo mia moglie uscì fuori
e mi accompagnò in casa. Dopo di ciò, arrivò
un tal fragore, come di rocce che cadevano
o di cannoni che sparavano, e la terra tremò,
e quando ero a terra, abbassai la testa,
nel timore di venire colpito dalle rocce.
Quando il cielo si aprì, un vento caldo corse
tra le case, come sparato da cannoni, lasciando
la traccia del suo percorso sulla terra,
e danneggiò alcune coltivazioni. Dopo ci
accorgemmo che molte finestre erano in frantumi…"
Difficile pensare che le due testimonianze
si riferiscano allo stesso evento. Eppure
è così, solo che la prima, quella "suggestiva
e romantica", viene dall’Inghilterra
meridionale, da migliaia di chilometri di
distanza dall'altra. Le prime sono parole
di John Pythian-Adams, archeologo inglese
che allora era un ragazzino, ma che mai dimenticò
quella notte straordinaria. Le seconde sono
invece di Semen Semenov, contadino russo
che si trovava relativamente vicino al luogo
dove avvenne l’esplosione. Abbastanza relativamente
da poterlo raccontare.
Era il 30 Giugno 1908. In Siberia,
nella
regione del fiume Tunguska Pietrosa,
un affluente
dello Jeniseij, erano le 7 e
un quarto.
Un grande oggetto oblungo, più
luminoso del
sole, attraversò il cielo, diretto
verso
il suolo.
La colonna di fuoco che si levò raggiunse
i venti chilometri di altezza; il boato fu
udito a centinaia di chilometri di distanza.
I treni sulla Transiberiana, lontana più
di 500 chilometri, rischiarono di deragliare;
un’onda incandescente si propagò per un’area
immensa, carbonizzando all’istante una mandria
di 1500 renne. Un’area di più di 2.000 chilometri
quadrati fu letteralmente spazzata via. 10.000
chilometri quadrati di foresta furono devastati
dalle fiamme.
I tronchi degli alberi divelti
ricaddero
disposti a raggiera intorno al
luogo dell’impatto,
al centro del quale rimasero
ne curiosamente
in piedi alcuni, ridotti a scheletri
senza
foglie, spaccati in due.
La potenza dell’esplosione fu
stimata, in
megaton, come mille volte la
bomba di Hiroshima:
tra i 10 e i 40 megaton.
I magnetometri registrarono violente
tempeste
magnetiche, e un momentaneo Polo
Nord magnetico
sulla Tunguska, mentre una pioggia
nera investiva
la Siberia.
Per fortuna, la zona era disabitata,
e quindi
ufficialmente non si registrarono
vittime
umane.
Una potenza mai vista, e inimmaginabile
nel
1908.
I quotidiani Krasnoyarets e Sibir
riportarono
la notizia e la descrizione,
raccolta dai
testimoni, dell'oggetto di aspetto
cilindrico,
visto attraversare il cielo poco
prima dell’esplosione.
La situazione delicata della
Russia in quegli
anni, e l’inaccessibilità della
Siberia,
fecero però sì che l’evento passasse
quasi
sotto silenzio, anche se la zona
divenne
una sorta di tabù per la popolazione.
Fu solo negli anni Venti che
venne organizzata
la prima spedizione scientifica
sul posto.
Si era supposto che la causa
dell’esplosione
fosse un meteorite di ferro e
nichel. A partire
da questo presupposto lo scienziato
russo
Leonard Kulik partì con la sua
squadra, sperando
che i metalli raccolti potessero
poi ripagare
i costi della spedizione. Restò
deluso, perché
nonostante i suoi sforzi non
trovò nulla,
se non uno scenario apocalittico:
"I risultati di un esame superficiale superavano
tutti i racconti dei testimoni oculari e
le mie peggiori aspettative."
Altre spedizioni di Kulik negli anni successivi
non condussero a risultati migliori. Lo studioso
suppose si fosse trattato di uno sciame di
meteoriti, e non di un corpo singolo.
Ma non c’era alcun cratere, e
alcun frammento
– neanche piccolo – di meteorite.
Cos’era esploso sulla Tunguska?
|
|