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Tunguska - Le Teorie

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Nato il mistero, via libera alle teorie.
E davvero, ognuno ha detto la sua. Tanto che i dati stessi sull’esplosione stessa diventarono via via più confusi e meno coerenti tra un articolo e l’altro. Ogni tanto, si legge, l’esplosione fu udita fino a 80 chilometri di distanza, ogni tanto fino a 1200, e così via. Diventa davvero difficile, oggi, raccapezzarsi nella pletora di supposizioni, moltissime delle quali, come spesso accade in questi casi, si propongono cubitali e scoppiettanti come “La soluzione del mistero di Tunguska!”. Se tutte le volte che "il mistero della Tunguska è stato risolto!” fossero vere, allora significherebbe che viviamo in un mondo dove diverse verità convivono al contempo.
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Altrettanto difficile distinguere i dati attendibili dalla pura fantasia, tanto che la storia della Tunguska diventa una questione interessante anche dal punto di vista sociologico/culturale: come l’informazione può essere distorta e contorta.
Ci proveremo.

Eravamo agli anni Trenta, vero? con il mistero nato e poche supposizioni. Ma c’erano altri problemi, in Russia come nel resto del mondo, verso la fine di quegli anni. Lo stesso Kulik morì in un campo di concentramento nel 1943.

Con la fine della seconda guerra mondiale, non sfuggirono le analogie evidenti tra Hiroshima e Tunguska. In molti si convinsero che in Siberia non era avvenuto un semplice impatto, ma una vera e propria esplosione atomica.
Fu avanzata quindi, per la prima volta dall’ingegnere, scrittore e saggista russo Alexander Kazantsev, in un suo racconto del 1946, l’ipotesi dell’esplosione di un veicolo alieno in avaria a propulsione nucleare. Il veicolo sarebbe esploso prima di schiantarsi al suolo, disintegrandosi completamente, per questo non c’erano né frammenti né crateri.
Affascinati da questa ipotesi, alcuni scienziati russi organizzarono diverse spedizioni sul luogo. Ma anche loro non trovarono nulla, nemmeno tracce anomale di radioattività. Qualcuno, in verità, dice di sì. Altri di no. Totale discordia, diciamo che la versione più attendibile è che non ce ne fossero, o perlomeno non in maniera inequivocabile.

L’assenza di un cratere e di frammenti indusse poi a supporre le teorie più svariate e fantasiose: dall’impatto di un buco nero microscopico, a quello di una porzione minima di antimateria (cosa ben strana anche teoricamente, visto che questa avrebbe dovuto annichilirsi ben prima di raggiungere la superficie terrestre), a un’"esplosione atomica naturale” avvenuta nel sottosuolo. Si diede la colpa anche al “raggio della morte” di Nikola Tesla…

Queste ipotesi, oltre che bizzarre e non supportate da prove, contrastavano con un dato essenziale: e cioè che migliaia di testimoni oculari concordanti avevano avvistato “qualcosa di forma cilindrica, rosso o giallo, estremamente luminoso” solcare il cielo prima dell’impatto.

Le teorie proposte in Occidente, dove, (com’è troppo ovvio) fu snobbata e la teoria della navicella in avaria, furono piuttosto convincenti, e si giunse a un modello molto probabile di come erano andate le cose.
Il cratere non c’era perché l’oggetto, qualunque cosa fosse, si era surriscaldato attraversando l'atmosfera, e poi si era disintegrato a 6-10 Km dal suolo, producendo un’esplosione che aveva investito il suolo con immane violenza. Questo spiegava anche la presenza degli alberi ancora in piedi sul luogo dell’impatto (erano stati investiti dall'onda d'urto e dal calore verticalmente, per questo si erano spaccati in due).
Un corpo come una piccola cometa di ghiaccio poteva essere il responsabile? No, stabilirono i ricercatori, perché si sarebbe sciolto molto più in alto, mentre un meteorite di ferro sarebbe arrivato al suolo: il modello creato contemplava quindi un meteorite o un detrito spaziale roccioso.
Per altro, lo scenario rientra perfettamente nel modello degli astronomi Clube e Napier,padri del moderno “catastrofismo coerente”, che hanno studiato la “vita” della gigantesca cometa di Encke, quella che apparve nei cieli dell’età del bronzo, causando forse con la sua scia di detriti non pochi problemi specie ai cittadini di Sodoma, Gomorra, e tante altre città (oggi la tesi per cui queste città furono effettivamente distrutte da una pioggia di fuoco è sempre più accreditata.)
La cometa di Encke, dopo la sua disintegrazione, formò uno sciame di meteoriti noto come Beta Tauridi. Proprio uno di questi frammenti, secondo i due studiosi, si abbatté su Tunguska nel 1908; i calcoli, in base alla data del 30 Giugno, sono decisamente attendibili.
Fa riflettere il fatto che i due astronomi abbiano calcolato che esistano ancora diecimila frammenti simili a quello di Tunguska, un po' troppo vicini alla Terra.

Lo stesso Pythian-Adams, l’archeologo che abbiamo citato all’inizio dell’articolo (quello che raccontava della strana luminosità in Inghilterra), aveva già collegato negli anni Cinquanta il fenomeno della Tunguska al famoso episodio biblico del “lungo giorno di Giosuè” alla battaglia di Bet-Oron presso Gerico, quando “stette fermo il sole in mezzo al cielo e non si affrettò a calare quasi un giorno intero”, e una "pioggia di pietre" distrusse l’esercito rivale.
Pythian-Adams non fu preso molto sul serio allora; ma oggi, sulla base del modello di Clube e Napier e sui ritrovamenti archeologici, le sue intuizioni sono rivalutate, e pare che sia del tutto plausibile che l'episodio biblico altro non sia che una testimonianza antica di un'altra Tunguska dell'età del bronzo.

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