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Tunguska - Le Conferme

I Fatti - Teorie - Conferme - Dubbi


Per trovare conferme alla teoria del meteorite, furono condotte ricerche su eventuali quantità anomale di Iridio, un elemento presente in quantità relativamente abbondanti negli asteroidi (lo stesso elemento che a suo tempo fornì importanti conferme alle teorie riguardanti il colossale asteroide che probabilmente sancì la fine dei dinosauri, schiantatosi a Chicxulub), ma i risultati furono discordanti e poco significativi, a parte il ritrovamento, nel 1987, di un frammento di iridio piuttosto consistente, nella zona dell’esplosione.

Molte strane microsferule, conficcate come proiettili nei tronchi degli alberi, erano intanto state trovate dallo studioso di mineralogia O.A. Kirova: migliaia di globuli di magnetite e varie forme di globuli di silicato. Erano all’interno dei campioni raccolti dalla spedizione di K.P. Florensky nel 1958. Migliaia di “piccole sfere brillanti”, parecchie fuse assieme.
Gli studiosi affermano che anche in altri casi di ingresso di meteoriti nella nostra atmosfera si sono create sferule di questo tipo, anche se non se ne conosce la ragione. I sostenitori della tesi aliena affermano a loro volta che nei luoghi di supposto atterraggio di veicoli spaziali si sono spesso ritrovate sferule del tutto simili.

Nel 1991 la spedizione di un’equipe italiana, dell’Università di Bologna, riportò campioni prelevati dagli alberi della zona dell’impatto. Dalle analisi, risultò che le quantità di rame, oro e nichel, erano 10 volte superiori al normale. Questi elementi sono abbondanti nei meteoriti, quindi la teoria del meteorite (o detrito cometario) guadagnava ulteriore credibilità.

Tuttavia, il dubbio restava: possibile che, anche se esploso, l’oggetto non avesse lasciato alcun frammento macroscopico? E possibile che la frammentazione di un meteorite in volo avesse causato una tale devastazione, tanto simile a un’esplosione nucleare? I ricercatori dicevano di sì... tuttavia, continuavano a cercare un cratere. Ma di dubbi ne restano anche altri, che vediamo dopo. Proseguiamo intanto con le importanti ricerche italiane.

Nel 1999 fu organizzata una nuova spedizione dall’Università di Bologna. I risultati sono stati pubblicati recentemente sulla rivista scientifica Terra Nova: pare che il lago Cheko, scandagliato con strumentazioni all’avanguardia, sia effettivamente un cratere. La sua morfologia e le caratteristiche chimico-fisiche del suo fondale dimostrano che quasi certamente almeno un frammento del meteorite esploso si schiantò in quel punto, sciogliendo lo strato di permafrost che si trovava sotto una superficie acquitrinosa e dando origine al lago attuale.

Naturalmente, tutti i giornali e le riviste hanno titolato: “Risolto il mistero di Tunguska!”.

È vero, stavolta? È tutto risolto?
Be', no.

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