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Il lavoro dei ricercatori italiani ha senza
dubbio un immenso valore scientifico. Ma
il fatto che sia sostanzialmente provato
che un frammento dell’oggetto si è schiantato
in un certo punto non mette fine a tutte
le discussioni.
Non chiarisce cosa in effetti
fosse l’oggetto.
Probabilmente c’è il cratere,
insomma, ma
dov’è il bolide?
Non chiarisce come abbia potuto
provocare
i fenomeni atmosferici, indiscutibili,
riscontrati
a migliaia di chilometri di distanza,
e protrattisi
per almeno due giorni. Strani
tramonti rossastri,
pseudo-aurore… Il modello meteoritico
non
sembra essere compatibile con
questi fenomeni.
E un altro elemento di confusione
è la tempesta
magnetica avvenuta dopo l’esplosione.
E poi, in molti affermarono che
piccoli movimenti
sismici, e “stranezze” atmosferiche,
si registravano
già dal giorno prima dell’esplosione.
Altrettanto
certo fu che gli aghi delle bussole
del professor
Weber dell'Università di Kiel
osservarno
deviazioni regolari, periodiche
e inusuali
ogni pomeriggio dal 27 giugno
fino al 30
giugno 1908. Le registrazioni
sembravano
quelle di tempeste geomagnetiche.

Resta anche un altro punto che
è fonte di
controversie: la velocità dell’oggetto.
Quella stimata in base alle moltissime
testimonianze
oculari raccolte dai ricercatori
russi sarebbe
stata di circa 2500 Km/h. Un
dato decisamente
diverso da quello proposto dal
modello del
meteorite, pari a 15 Km/s, cioè
la bellezza
54000 Km/h. Una differenza notevole.
Un asteroide, per precipitare
a “soli” 2500
Km/h, avrebbe dovuto essere di
dimensioni
colossali, e non del diametro
di qualche
decina di metri come supposto
nel modello
del meteorite; e i danni che
avrebbe causato
ben maggiori. Inoltre, avrebbe
dovuto oscurare
il sole, cosa che non avvenne.
In Russia la teoria aliena è
sempre stata
presa molto più sul serio: il
professor Felix
Zhigel, esperto di aerodinamica
all’Istituto
di Aviazione moscovita, nel 1959
la sostenne
senza riserve: "Ad oggi la soluzione proposta da Kazantsev
è la più realistica, dal momento che risponde
benissimo a tutti gli interrogativi del problema."
Certo, potrebbe sembrare un pochetto poco
scientifico dire che una teoria è attendibile
non in base a prove, ma in base all'assenza
di prove. Specie se si ipotizza un evento
per lo meno insolito, come l'incidente di
un velivolo alieno. Ma Zhigel non era uno
sprovveduto, e quindi di prove cercò di trovarne,
con ricerche sul campo. Raccolse così molte
testimonianze.
In base alle sue interviste con
i testimoni,
riportò che alcuni affermarono
di aver assistito
a “cambi di rotta” dell’oggetto.Ma
qui, in
realtà, è meglio prendere tutto
con le pinze,
perché le dichiarazioni furono
raccolte dopo
anni, e a teoria aliena già lanciata.Inoltre
sappiamo tutti bene che la memoria,
nel caso
di eventi così spettacolari,
tende a distorcere
la realtà.
Decisamente più intrigante, in
prospettiva
“aliena”, un altro ritrovamento:
nel letto
del fiume Vashka, che si trova
sulla traiettoria
presunta dell’oggetto, è stato
ritrovato
recentemente un frammento metallico
strano.
Per esempio, se sottoposto a
sfregamento,
produce scintille. Il dottor
Valentin Fomenko,
membro della Commissione sui
Fenomeni Anomali,
specialista in tecnologie, ha
studiato l’oggetto
e ne ha tratto conclusioni sorprendenti:
"Il frammento risulta composto da un insieme
di elementi rari. Il suo contenuto percentuale
di elementi è: 67,2% di Cerio, 9% di Neodimio,
10,9% di Lantano e solo lo 0,04% di Uranio
e Molibdeno. Possiede una trascurabilissima
quantità di Ferro e Magnesio. Considerando
che in natura è praticamente impossibile
trovare tali elementi in queste così elevate
percentuali, per di più aggregati in una
struttura dall’aspetto troppo regolare, siamo
giunti alla conclusione che deve trattarsi
di un oggetto la cui origine è artificiale, ma non terrestre. Infatti sul
nostro pianeta detti elementi sono riscontrabili
in forma molto dispersa, allo stato naturale,
e non presentano le stesse caratteristiche.
Ciò che ci imbarazza è l’assoluta mancanza
di Ossigeno L’Ossigeno ossida tutti gli elementi
terrestri, ma qui non v’è traccia di Ossigeno
né di ossidazione. Inoltre qualsiasi fusione
di elementi rari, ottenuta da noi artificialmente,
mostra segni di Calcio e Sodio. Ma nel frammento
non c’è presenza dei due componenti."
Quindi, che fosse un pezzo dell’oggetto
esploso
su Tunguska, cosa non provata
o meno, questo
frammento sembrava proprio venire
dallo spazio.
Fomenko continua, analizzando
la struttura
atomica: "La miscela di polveri, grandi e piccole,
possiede una struttura cristallina diversa
dal normale. Le particelle più piccole hanno
una struttura composta da poche centinaia
di atomi e ciò è sorprendente. Al momento
attuale sappiamo come generare queste caratteristiche
solo teoricamente, attraverso compressione
a bassa temperatura a decine di migliaia
di atmosfere."
Chiudiamo qui il nostro viaggio
siberiano.
Portandoci a casa come souvenir
questo strano
frammento, qualunque cosa sia,
che lascia
vivo qualche dubbio sul mistero
della Tunguska. |
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