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In una della prime opere dedicate a Re Artù,
la Vita Merlini (1140 circa) di Geoffrey
di Monmouth, si parla di un complesso circolare
composto da enormi pietre, la Chorea Gigantum
(Danza dei giganti) che si trovava in Africa,
e che poi era stato portato in Irlanda da
un popolo di giganti. Qui era stato sistemato
sul Monte Killarus, come monumento funebre
per quattrocentosessanta nobili soldati di
Aurelio Ambrosius, uccisi dai Sassoni.
Re Uther Pendragon tentò di trasportarlo
in Inghilterra, ma l'impresa
era superiore
alle sue forze, così dovette
rivolgersi al
Mago Merlino. Questi, con l'aiuto
degli angeli,
lo trasferì nella piana di Salisbury,
presso
Amesbury (Wiltshire), dove esiste
tuttora
con il nome di Stonehenge.
Un vecchio manoscritto tenuto
nella Biblioteca
del Corpus Christi a Cambridge
introduce
Stonehenge con queste parole:
Nel 483 A.D. il mago Merlino trasportò la
Danza dei Giganti dall'Inghilterra a Stonehenge:
“Merlino andò a trovare Uther Pendragon e
lo portò nella piana di Salisbury. Il re
non poteva credere ai propri occhi: nel luogo
in cui si era svolta la battaglia si ergeva
un cerchio di pietre magnificamente disposte,
al centro del quale si trovava una roccia
piatta che rifletteva i raggi del sole nascente.
"Non so come tu abbia fatto”,
disse
Uther a Merlino, “devo ammettere
però che
non mi aspettavo un simile prodigio!”.
L'indovino replicò: “Questo monumento
sarà
la testimonianza della vittoria
tua e di
Emrys. Lo dovevi alla memoria
di tuo fratello.
Ma sappi che si dirà che è la
Danza dei Giganti,
e che gli spiriti vengono in
questo luogo,
tra queste pietre, ogni notte
in attesa della
luce che infiammerà il mattino
e ridarà vita
al mondo”
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