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Rasputin apparve nella vita dei Romanov nel
1907 e li colse in un momento di estrema
fragilità psicologica ed emotiva. Terreno
fertile per uno scaltro manipolatore d’anime
come lui. A San Pietroburgo, in pochi mesi,
aveva creato attorno a sé una rete di amicizie
e conoscenze destinate a portarlo molto in
alto. Si racconta di come il suo carisma
riuscisse a conquistare il cuore di molte
donne aristocratiche con le quali intratteneva
relazioni non proprio platoniche. Tra coloro
che si dichiaravano sue ammiratrici c’era
anche Anna Vyrubova, una cara amica della
Zarina. La strada era spianata e il palazzo
imperiale aprì le porte al monaco misterioso.
Gli affranti sovrani videro in lui il miracolo
tanto invocato quando riuscì a bloccare l’ennesima
emorragia del piccolo Alessio. Alcuni suppongono
che ipnotizzò il bambino e lo guidò verso
una sorta di autoguarigione (oggi è assodato
che una forte emozione può dare un temporaneo
sollievo a un emofiliaco) altri che utilizzò
i suoi poteri soprannaturali per far coagulare
il sangue. In ogni caso l’episodio fu sufficiente
a trasformare un semplice ex contadino e
pseudoprete in un membro della famiglia reale.
Rasputin continuò la sua attività di guaritore
e consigliere spirituale anche all’esterno
della corte. Riceveva quotidianamente tutti
coloro che chiedevano il suo aiuto. La Russia
intera non sapeva spiegarsi come fosse possibile
che gli imperatori accettassero un individuo
così ambiguo a palazzo. Nessuno sapeva della
malattia del piccolo Alessio e questo portò
molte persone a dubitare dell’integrità morale
dello Zar e della Zarina.
La famiglia reale aveva scelto il silenzio
per non distruggere l’ottimismo che si era
diffuso tra la popolazione dopo la tanto
sospirata nascita di un erede al trono. Questo
fu il motivo principale della profonda incomprensione
tra i regnanti e i sudditi che fomentò maldicenze,
dubbi, odi, e portò alle tragiche conseguenze
storiche che tutti conosciamo. Dal canto
suo, Rasputin non si adoperò certo per mettere
a tacere i pettegolezzi, anzi. Tra le varie
testimonianze dell’epoca ci sono quelle di
chi parla di banchetti durante i quali il
monaco si ubriacava regolarmente, mangiava
con le mani e poi si faceva leccare le dita
dalle sue devote commensali. È leggendaria
la sua avversione per l’acqua e il modo in
cui si svolgevano i suoi rari bagni. Preferiva
quelli collettivi, ovvero amava immergersi
in grandi vasche con altre donne per farsi
lavare in una sorta di cerimonia di purificazione
molto alternativa. Questo comportamento,
giudicato immorale, trascinò nel fango la
reputazione di numerose nobili signore e
della Zarina, una donna che, fino ad allora,
aveva mantenuto una condotta irreprensibile.
Le malignità investirono anche le quattro
figlie che si pensava fossero ben disposte
a soddisfare le perversioni del monaco. Sembra
che fosse lui stesso, ubriaco fradicio a
ogni festa, ad affermare che lo Zar era un
fantoccio nelle sue mani e a raccontare degli
incontri a sfondo sessuale tra lui, la Zarina
e le figlie. Le maldicenze arrivarono all’orecchio
dell’imperatore che, in preda all’ira, lo
allontanò dalla corte. Quando il piccolo
Alessio fu sull’orlo di un altro dissanguamento,
Rasputin fu richiamato a palazzo e arrestò
l’emorragia. Il ritorno del monaco convinse
una volta per tutte gli ex sostenitori dello
Zar che la Russia non aveva più bisogno di
un imperatore che stimava un uomo così discutibile.
Nicola II aveva firmato la propria condanna
a morte. Rasputin occupava adesso una posizione
di prestigio e molti dei suoi simpatizzanti
si erano trasformati in acerrimi nemici.
I monaci e i vescovi che si opponevano a
lui o discutevano il suo operato presso la
famiglia dello Zar venivano prontamente spediti
in qualche remoto monastero.
Il 28 giugno 1914 l’Arciduca
Francesco Ferdinando
d’Asburgo fu assassinato a Sarajevo
e la
prima guerra mondiale ebbe inizio.
Lo Zar
dichiarò guerra alla Germania
e all’Austria,
spalleggiato dagli alleati francesi,
inglesi,
italiani e statunitensi. Il conflitto
trovò
completamente impreparato l’esercito
russo.
Nicola continuava a essere un
sovrano pieno
di insicurezze e spesso si appoggiava
alla
Zarina per un consiglio. Sapendo
che Alessandra
a sua volta si appoggiava all’onnipresente
Rasputin, tutti pensarono che
il monaco fosse
arrivato ad avere il controllo
totale su
ogni questione concernente l’impero.
Le ingenti
perdite umane tra le truppe russe
si dovevano
alla scarsità di armi e addirittura
all’inadeguatezza
dei vestiti per i soldati, due
gravissime
carenze alle quali Nicola non
riusciva a
porre rimedio per la sua incapacità
decisionale.
Aveva paura di allontanare Rasputin
e di
mettere a repentaglio la vita
di Alessio.
Rifiutò di ascoltare i consigli
dei parenti
che continuavano a ripetergli
di cacciare
il monaco. Chi cacciò fu il capitano
dell’esercito
russo, Nicola Nikolajevic, perché
aveva dimostrato
una profonda avversione per Rasputin
e di
conseguenza per la stessa Zarina.
Si narra
che il monaco si fosse offerto
di benedire
i militari e che il capitano
gli avesse risposto
con il seguente messaggio: “Vieni
pure. Ti
farò impiccare”. L’imperatore
fece un altro
passo fatale verso la fine: lasciò
la capitale
per prendere il comando dell’esercito
e,
in pratica, abbandonò l’impero
in balia della
sua consorte e di Rasputin. Alessandra
era
ormai morbosamente legata al
monaco e seguì
alla lettera ogni suo consiglio.
I licenziamenti
all’interno del governo si susseguirono
copiosi
e le cariche, ovviamente, furono
ricoperte
da fedeli sostenitori di Rasputin.
Chi già
da tempo non vedeva di buon occhio
la Zarina
di origini tedesche pensò che
la sovrana
stesse facendo gli interessi
della Germania.
Bisogna ammetterlo: i veri responsabili
della
tragica fine dei Romanov sono
i Romanov stessi.
Rasputin fu solo molto abile
ad approfittare
di persone deboli e di una situazione
già
di per sé traballante.
Dopo questa veloce analisi dei
fatti storici
è facile comprendere perché i
membri della
famiglia reale vicini alla coppia
Alessandra-Nicola
decisero che il monaco doveva
essere eliminato.
Ancora oggi non è chiaro chi
effettivamente
progettò e prese parte al complotto,
ma si
conoscono con certezza gli esecutori
materiali.
La morte di Rasputin è celebre
perché è una
delle più cruente e macchinose
che la storia
ricordi. Infatti il monaco, protetto
da forze
oscure o semplicemente dotato
di una fibra
molto forte, mise in seria difficoltà
i suoi
assassini.
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