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A soli tre mesi dalla morte di Rasputin,
la famiglia reale fu imprigionata, molti
membri furono arrestati e almeno venti fucilati
sul posto. Meno di due anni dopo la morte
del monaco pazzo, la famiglia reale veniva
annientata nel più barbaro dei modi. Nelle
foto scattate all’epoca la stanza in cui
avvenne il massacro si presenta come un mattatoio.
Nicola, Alessandra, Maria, Olga, Tatiana,
Anastasia e Alessio furono crivellati dai
proiettili che devastarono un’intera parete.
Il sangue finì praticamente ovunque. Poi
i corpi furono infilzati con le baionette,
portati all’aperto, denudati, fatti a pezzi
con seghe e asce, e infine bruciati. Le ossa
che sopravvissero alle fiamme furono gettate
in una miniera che fu poi fatta saltare in
aria. In seguito a questo inumano trattamento
inflitto ai cadaveri nacque il mistero di
Anastasia. I resti recuperati non permettono
di stabilire se effettivamente tutti i membri
della famiglia fossero presenti il giorno
del massacro.
Di Rasputin non è rimasto nulla se non l’indelebile
ricordo. Durante le sommosse bolsceviche
la sua tomba fu violata, il corpo bruciato
e le ceneri disperse. C’è un museo russo
che si vanta di conservare in un barattolo
il suo pene, ma non ci sono prove che si
tratti di un reperto genuino.
Il monaco aveva previsto la sua
morte con
largo anticipo. Lo scrisse chiaramente
nei
suoi diari, ricchi, tra l’altro,
di profezie
alla Nostradamus che prospettano
per l’umanità
un futuro di morte e disperazione.
Ecco cosa
scrive riguardo la propria fine
e quella
dei Romanov: “... Sento che devo morire prima dell’anno
nuovo. Voglio fare presente però al popolo
russo, al Babbo, alla Madre della Russia
ed ai Ragazzi, che se io sarò ucciso da comuni
assassini, e specialmente dai miei fratelli
contadini russi, tu, Zar di Russia, non avere
paura, resta sul tuo trono e governa e non
avere paura per i tuoi Figli perché regneranno
per altri cento e più anni. Ma se io verrò
ucciso dai nobili, le loro mani resteranno
macchiate del mio sangue e per venticinque
anni non potranno togliersi dalla pelle questo
sangue. Essi dovranno lasciare la Russia.
I fratelli uccideranno i fratelli, ed essi
si uccideranno l'un l'altro. E per venticinque
anni non ci saranno nobili nel Paese. Zar
della terra di Russia, se tu odi il suono
delle campane che ti dice che Grigorij è
stato ucciso, devi sapere questo. Se sono
stati i tuoi parenti che hanno provocato
la mia morte, allora nessuno della tua famiglia,
cioè nessuno dei tuoi figli o dei tuoi parenti
rimarrà vivo per più di due anni. Essi saranno
uccisi dal popolo russo... Pregate, pregate,
siate forti, pensate alla vostra benedetta
famiglia.”
In un altro punto dei suoi scritti
dichiara:
“… Ogni qual volta abbraccio lo Zar e la Mamma
(Rasputin chiamava così la Zarina) e le ragazze
e lo Zarevic (il piccolo Alessio) la mia
schiena è percorsa da un brivido di terrore.
È come se tra le braccia stringessi dei cadaveri...
E allora prego per questa gente perché sento
che in questa nostra Russia è quella che
ne ha più bisogno. E prego per tutta la famiglia
Romanov perché su di lei sta calando l’ombra
di una lunga eclissi.”
Leggendo le sue parole non possiamo fare
a meno di rabbrividire quando predice il
futuro inquinamento delle acque: “... I veleni abbracceranno la Terra come
un focoso amante. E nel mortale abbraccio,
i cieli avranno l’alito della morte e le
fonti non daranno più che acque amare e molte
di queste acque saranno più tossiche del
sangue marcio del serpente. Gli uomini moriranno
di acqua e di aria, ma si dirà che sono morti
di cuore e di reni...”
Parla anche dell’inquinamento
atmosferico:
“... L’aria che oggi scende nei nostri polmoni
per portare la vita, porterà un giorno la
Morte. E verrà giorno in cui non ci sarà
monte e non ci sarà colle; non ci sarà mare
e non ci sarà lago che non siano avvolti
dall’alito fetido della Morte. E tutti gli
uomini respireranno la Morte, e tutti gli
uomini moriranno per i veleni sospesi nell’aria.”
Delle piogge acide: “... Si ammaleranno le piante e moriranno
una ad una. Le foreste diventeranno un enorme
cimitero e tra gli alberi secchi vagheranno
senza meta uomini storditi e avvelenati dalle
piogge velenose.” Di profezie agghiaccianti
come questa: “... Quando Sodoma e Gomorra
saranno riportate sulla terra e gli uomini
vestiranno da donna e le donne vestiranno
da uomini vedrete passare la Morte cavalcando
la peste bianca. E le antiche pestilenze
saranno come un goccia d’acqua nel mare,
rispetto alla peste bianca. Montagne di cadaveri
verranno ammassate nelle piazze e milioni
di uomini porteranno la morte senza volto...
Città con milioni di abitanti non troveranno
le braccia sufficienti per seppellire i morti
e molti paesi di campagna saranno cancellati
con un’unica croce... Nessuna medicina riuscirà
a frenare la peste bianca perché questa è
l’anticamera della purificazione. E quando
nove uomini su dieci avranno il sangue marcio
verrà gettata sulla terra la falce perché
sarà giunto il tempo di ritornare a casa.”
Non molto incoraggiante, eh?
Siamo giunti alla fine e ancora
le nebbie
non si sono diradate. La nera
figura del
monaco aleggia come uno spettro
sugli eventi,
ricca di contraddizioni. Eccessivamente
mitizzato
o ingiustamente demonizzato?
Consumato attore
lussurioso pieno di ambizioni
o convinto
sostenitore del binomio peccato-redenzione?
Abile manipolatore o vittima
egli stesso
del proprio carisma? Travolto
dagli eventi
storici o potente mago capace
di scatenare
volutamente l’inferno in terra
e di lanciare
maledizioni che sarebbero perdurate
anche
dopo la sua morte? Qualsiasi
etichetta si
voglia applicare è destinata
a scolorire
in breve tempo. Parole di storia
e di leggenda
scorrono sotto gli occhi del
lettore, indubbiamente
unite da un filo di anomala attrazione
per
un uomo che seppe muoversi disinvolto
tra
i suoi simili, sbandierando il
vessillo di
una religione tutta particolare,
con l’aureola
sulla testa e luciferino rumor
di zoccoli.
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