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Doveva essere il codice segreto più sicuro
mai messo a punto da una mente umana e invece
la sua forzatura segnò il destino, nel bene
e nel male, di milioni di uomini. Per oltre
dieci anni matematici e spie, scacchisti
e politici, generali e ingegneri diedero
vita alla più importante operazione di spionaggio
di tutti i tempi: la violazione del Codice
Enigma..
Cominciamo da Bletchley Park, nella Contea
di Buckingam.
Una villa di stile vittoriano dove si è svolta
una parte importante della storia che vogliamo
raccontare: dal 1938 fino alla fine della
Seconda guerra mondiale una piccola comunità
di brillanti matematici, informatici e ingegneri
si riunì per tentare di codificare il "Codice
Enigma", cioè il codice – che prendeva
il nome dalla macchina utilizzata per comunicare
con questo sistema cifrato – utilizzato,
con numerose varianti dall’esercito, dalla
marina e dall’aviazione della Germania di
Hitler e, purtroppo, anche dall’italiana
Regia Marina.
Molti episodi della Seconda Guerra mondiale
hanno una spiegazione che passa da questo
tranquillo parco inglese: dietro tante vittorie
ed affondamenti di navi e sommergibili, dietro
molte sconfitte o vittorie in mare, in cielo
in Africa del Nord o in Europa c’è stato
sempre un fattore determinante: la violazione
del Codice Enigma da parte delle Forze Alleate.
Ma prima di approdare in Inghilterra, la
storia di Enigma ha fatto un lungo giro per
l’Europa. Tutto è iniziato in Germania….
La macchina Enigma nasce molto prima della Seconda guerra mondiale
e non nasce neanche per scopi militari. Il
suo inventore infatti, l’ingegnere berlinese
Scherbius, l’aveva creata pensando ai grandi
industriali visto il montare, subito dopo
la fine della Prima guerra mondiale, del
nuovo fenomeno dello spionaggio industriale.
La prima macchina Enigma venne esposta al
congresso internazionale dell’Unione Postale
del 1923 e poi messa in commercio. Tra gli
acquirenti, inaspettatamente, gli stati maggiori
degli eserciti di vari paesi: Germania, Giappone,
Polonia, Stati Uniti.
Enigma era così sofisticata che nessuno credeva
possibile la decrittazione dei suoi messaggi:
il modello iniziale aveva solo tre rotori
(poi diventeranno cinque e più) e già così
si arrivava a circa 150 trilioni (cioè 150
milioni di milioni di milioni) di combinazioni
diverse. Una cifra tale rendeva Enigma universale:
poteva essere usata da nazioni diverse senza
che gli altri possessori della macchina avessero
particolari possibilità di capire quale delle
infinite chiavi cifrate era stata utilizzata.
E tutto sarebbe andato liscio se non fosse
stato per un curioso personaggio, amante
dei soldi e delle donne: si chiamava Hans
Thilo Schmidt.
Nel novembre 1931, la Germania era ancora
una repubblica democratica. Hitler e il nazismo
sarebbero arrivati al potere solo 14 mesi
più tardi.
Quindi le ragioni che indussero Hans Thilo
Schmidt a passare ai servizi segreti francesi
i manuali operativi di Enigma in uso presso
le forze armate tedesche non furono politiche
ma economiche.
Amante della bella vita, Schmidt non si accontentava
del suo stipendio di funzionario dell’Ufficio
Cifra dell’esercito tedesco. I francesi pagavano
così bene che Schmidt continuò a passar loro
informazioni fino al 1943 quando, scoperto
dalla polizia nazista, si suicidò in carcere
per evitare le torture.
Come abbiamo visto il numero di combinazioni
offerto da Enigma era tale che anche con
i manuali di utilizzo non era semplice capire
quale chiave fosse stata utilizzata per criptare
un determinato messaggio. Anche perché è
buona norma in questi casi cambiare chiavi
di cifratura costantemente, anche più volte
al giorno.
Quindi i primi documenti passati da Schmidt,
pur utili, non potevano essere decisivi.
Se ne accorsero i francesi, che li avevano
comprati, quando dovettero arrendersi al
fatto che non riuscivano a venire a capo
di nulla. A chi chiedere aiuto? Già pochi
mesi il primo incontro tra Schmidt e gli
agenti francesi si sviluppò una strana triangolazione:
Schmidt dava i documenti ai francesi e questi
li passavano all’ufficio Cifra del governo
polacco a Varsavia. A Varsavia infatti operava
un agguerrito gruppo di crittografi che nell’agosto
1932 violò per la prima volta Enigma. Ma
si trattava di vittorie "sui generis":
come accadrà anche in seguito, il vero problema,
oltre a capire quale chiave fosse stata utilizzata
nel caso in esame era anche quello della
velocità. Conoscere in tempo reale o quasi
il senso delle comunicazioni intercettate
era ovviamente di vitale importanza mentre
i polacchi spesso riuscivano a fatica a capire
il senso di messaggi scambiati mesi o settimane
prima.
Insomma, in caso di guerra tutto il lavoro
fatto non sarebbe servito a nulla
A peggiorare le cose tra il 1937 e il 1938
Marina ed esercito tedeschi mutano il sistema
di base delle proprie trasmissioni e trasformano
le macchine Enigma da tre rotori a cinque.
Per Polacchi e Francesi il danno è ancora
più grande perché proprio in quegli anni
si sviluppa la politica aggressiva della
Germania Nazista verso gli stati vicini e,
nel settembre 1939, scoppia la Seconda guerra
mondiale.
Quindi nel momento di maggior bisogno né
francesi, né gli inglesi né i polacchi erano
in grado di decrittare i codici tedeschi.
La Polonia fu invasa nel giro di pochi giorni
e il 6 settembre i crittoanalisti polacchi
fuggirono da Varsavia.
Il mese successivo il gruppo si ricostituì
in Francia.
E per la prima volta francesi, inglesi e
polacchi iniziarono a lavorare insieme al
progetto. La cosa curiosa è che fino allo
scoppio della Seconda Guerra mondiale, sebbene
fossero legati dal comune interesse anti-tedesco
e da patti di alleanza e mutuo soccorso,
i polacchi non rivelarono i loro progressi
nella decifrazione di Enigma ai francesi
e agli inglesi che, da parte loro, avevano
già avviato, qui a Bletchley Park, un centro
di ricerca fin dal 1938. |
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