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Sostanzialmente le prime novità oltre ai
dialoghi platonici iniziarono a comparire
nella prima metà del XVI secolo, quando si
cominciò a parlare di un'origine atlantidea
delle civiltà americane appena scoperte.
Si cominciavano a rilevare alcune
analogie
tra la civiltà dell'antico Egitto
e quelle
dell'America Centrale: costruzioni
piramidali,
imbalsamazione, anno diviso in
365 giorni,
leggende, affinità linguistiche.
Atlantide
sarebbe stata dunque una sorta
di ponte naturale
tra le due civiltà, esteso, probabilmente,
tra le Azzorre e le Bahamas.
Nel XIX secolo poi, l'abate fiammingo
Charles
Brasseur tentò una traduzione
di uno dei
pochi codici Maya sopravvissuti
alla distruzione
a opera dei colonizzatori spagnoli.
Ne venne
fuori la sorprendente descrizione
di un grande
cataclisma molto simile nel periodo
e nello
svolgimento a quello raccontato
da Platone
nei suoi dialoghi. Per inciso,
Brasseur indica
con Mu il nome di questo continente,
sostenendo
che si tratti della denominazione
Maya per
Atlantide. Attraverso successive
modifiche
si giunse all'interpretazione
di James Churchward,
nella prima metà del Novecento,
che collocò
Mu nell'Oceano Pacifico e immaginò
Atlantide
come una sua colonia. Successivamente
le
due vennero interpretate come
civiltà distinte.
L'interpretazione di Brasseur fu modificata
e ampliata da Ignatius Donnely che nel 1882
pubblicò il libro Atlantis: The Antediluvian
World. In esso si cerca di fornire le prove
che questa civiltà, scomparsa in seguito
al noto cataclisma, sia stata all'origine
delle successive civiltà umane e dei loro
miti riguardanti un'epoca prospera e felice
interrotta all'improvviso da un diluvio.
Donnely porta a sostegno della
sua teoria
una serie di prove nei più disparati
campi.
Oltre a riprendere e ampliare
le argomentazioni
basate sulle somiglianze linguistiche
tra
l'America e vari idiomi del vecchio
continente,
usa anche indizi di tipo geologico,
citando
isole distrutte o emerse in poche
ore a causa
di terremoti o eruzioni vulcaniche,
riferisce
inoltre di somiglianze tra la
flora e la
fauna al di là dell'Atlantico
e, infine,
cita un'impressionante serie
di tradizioni
comuni ai diversi popoli dei
vari continenti,
compresa la presenza pressoché
capillare
in ogni popolazione di leggende
riguardanti
un antico diluvio. Questa teoria
è stata
ripresa più recentemente da altri
autori
che ipotizzano come causa del
cataclisma
la caduta di un asteroide sulla
Terra.
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