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L'Isola di Pasqua
Le Statue

Origini - Statue - Costruzione - Teorie


L' isolamento degli abitanti fece sì che essi sviluppassero una propria cultura differente da qualsiasi altra. Il loro sistema di scrittura ideografico fu, ad esempio, diverso da qualsiasi altro conosciuto.
Gli indigeni, in particolare, coltivarono l'arte della scultura.

I resti di quest'antica tradizione possono essere osservati ancora oggi.
Il territorio dell'isola è, infatti, costellato da oltre 600 colossali teste di pietra, i "Moai".
Più della metà, al momento della scoperta, erano stati rovesciati, altri giacevano incompiuti nelle cave. Si ritiene che un gran numero di Moai furono gettati in mare o distrutti dagli indigeni e in tempi recenti altri siano stati rubati. Quel che oggi rimane in piedi della schiera di Moai, nella loro posizione originaria, si erge con le spalle al mare e guarda verso l'interno dell'isola.
Le sculture hanno una dimensione variabile e un'altezza da 90 cm fino ad 11 metri. Le più grandi, alte 20 metri, sono rimaste incompiute e giacciono nelle cave del vulcano Rano Kao, tuttora circondate dagli utensili necessari alla loro realizzazione. Riproducono quasi ossessivamente lo stesso modello e originariamente erano dotati di un copricapo rosso.

Una leggenda di Rapa Nui in merito alla costruzione delle statue, racconta:
"l'isola era dominata dai "Lunghi-Orecchi" che fecero costruire i "Moai" e gli "Ahu" ai "Corti Orecchi", loro schiavi.
Un giorno i Lunghi-Orecchi ordinarono ai loro schiavi di gettare tutte le pietre in mare, ma questi si opposero perché le pietre aiutavano a far crescere le patate e la canna da zucchero, unica fonte di sostentamento.
I "Lunghi-Orecchi" decisero allora di uccidere tutti gli schiavi e di mangiarseli.
Ma il piano fallì e, al contrario, i "Corti-Orecchi" riuscirono ad uccidere e bruciare i crudeli dominatori e divennero padroni dell'isola.


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