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Degli scultori delle statue che, a quanto
pare, abbandonarono in gran fretta il loro
lavoro, non rimane alcuna traccia.
L'isola stessa è un mistero impenetrabile:
come hanno fatto gli indigeni a raggiungere
un luogo così lontano con strumenti di navigazione
tanto primitivi?
La cava di tufo dalla quale provengono la
maggior pare dei Moai si trova sul vulcano
Rano Raraku.
In questo cratere giacciono statue appena
iniziate o comunque non ancora terminate
in tutte le posizioni: verticali, orizzontali,
incrociate e oblique. E' impossibile che
i giganteschi pezzi di lava siano stati liberati
dalla roccia con piccole mazze di pietra
primitive.
Vero è che Heyerdhal ha trovato sul fondo
del cratere alcune centinaia di amigdale
di pietra. Sembrava la prova che si fosse
lavorato sul luogo con questi utensili.
E il trasporto?
I pasquensi raccontano che i Moai si muovevano
grazie al "mana" del mitico capo
Tuu-ko-ihu, che faceva camminare le statue.
La studiosa che per prima si pose il problema,
Katherine Routledge, sostenne che l'erezione
dei colossi avveniva mediante delle rampe
costruite con ciottoli arrotondati, rese
scivolose da una patina di patate schiacciate
per non danneggiare la statua. La messa in
posa finale sarebbe stata possibile grazie
a delle leve di legno.
La tesi era avvalorata dal ritrovamento di
alcune rampe di pietra sui fianchi delle
piattaforme.
Secondo Alfred Métraux i Moai venivano trascinati
su dei tronchi - legno portato dal mare,
visto la scarsità degli alberi - utilizzati
come rulli.
Durante la spedizione, negli anni 1955-56,
dell'esploratore e antropologo Thor Heyerdahl,
l'archeologo statunitense Mulloy ha sperimentato
il "viaggio" di un Moai: con l'aiuto
di una dozzina di pasquensi si è riusciti
a spostare, in 18 giorni, una statua alta
4 metri e pesante 10 tonnellate. Secondo
Mulloy gli antichi costruivano una slitta
di legno dove il Moai veniva appoggiato sul
ventre. Posizionata una forcella sulla statua,
veniva fatta passare una corda intorno al
collo del colosso e poi fissata al vertice
dei pali. Tirando la forcella in posizione
verticale, il Moai si sarebbe spostato in
avanti, aiutato dalla slitta. Continuando
le oscillazioni, la statua avrebbe "camminato"
fino alla destinazione finale.
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