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Proprio dalle esplorazioni di Vespucci e
dai suoi resoconti di viaggio
deriva la carta
di Waldseemuller. Questo è il
primo documento
in cui compare la parola "America",
dato dal'autore al nuovo continente
in onore
di Amerigo Vespucci. Anche questa
carta,
così come quelle utilizzate da
Colombo, può
essere stata alla base del lavoro
di compilazione
realizzato da Piri Reis.
Dopo l'ultimo viaggio di Vespucci
le spedizioni
alla ricerca di un passaggio
verso l'Asia
si moltiplicarono, sempre con
risultati negativi
fino al 1520. Non è quindi azzardato
pensare
che prima del 1513 altre spedizioni
possano
aver percorso il breve tratto
di costa che
rimaneva, fino allo stretto che
si trova
al 54° parallelo. Quello stretto
poi prenderà
il nome da Magellano, che riuscirà
nel 1520,
a capire che non si trattava
di un golfo
ma di un passaggio tra l'Oceano
Atlantico
e il Pacifico. Il navigatore
riuscirà così,
con grandi difficoltà ad attraversarlo,
raggiungendo
poi le Isole Filippine.
Il territorio a sud dello stretto
venne all'epoca
ritenuto l'estremità settentionale
di quel
grande continente che secondo
la tradizione
tolemaica doveva trovarsi attorno
al polo
australe, per equilibrare la
quantità di
terre emerse nell'emisfero nord.
"Terra
Australis Incognita" è la
dicitura che
in molte carte e planisferi di
quel periodo
si legge sulla terra al di là
dello Stretto
di Magellano.


All'estremità della Terra del Fuoco, che
venne così chiamata a causa dei
falò dei
villaggi, intravisti dal navigatore
durante
la traversata, si trova Capo
Horn, battuto
dai venti e tempestoso, che venne
circumnavigato
solo nel 1615. Anche in questo
caso il motivo
non fu il desiderio di conoscenza
ma un semplice
interesse economico. Infatti
due olandesi
Cornelius Shouten e Jacob Lemaire
vollero
raggiungere i mari dell'Indonesia
evitando
le rotte già note (Stretto di
Magellano,
Capo di Buona Speranza), per
percorrere le
quali non avevano il permesso
della Compagna
delle Indie. Riuscirono nell'impresa
ma una
volta giunti a Giava furono arrestati
dalle
autorità olandesi le quali non
vollero credere
alla nuova rotta da loro seguita
perchè ritenevano
la Terra del Fuoco una penisola
unita alla
"Terra Australis".

La carta disegnata da Jan Jansson dopo la
circumnavigazione della Terra del Fuoco da
parte di Lemaire. A destra il particolare
dell'imboccatura dello Stretto di Magellano
messo a confronto con un particolare della
carta di Piri Reis. Sotto un confronto tra
lo stesso particolare e una carta attuale,
ruotata di 90° in senso antiorario.
Può essere solo una coincidenza,
ma non si
può non notare la presenza, in
entrambe le
carte, dei due bacini che formano
l'ingresso
dello Stretto di Magellano, e
poco più a
sud un'altra grande insenatura.
E' possibile
che alla fine il mistero della
Mappa di Piri
Reis sia proprio questo? Piri
Reis si è forse
servito di resoconti di viaggi
di navigatori
portoghesi che raggiunsero la
Terra del Fuoco
prima di Magellano? Il navigatore
salpò nel
1519, e pare che già sapesse
dell'esistenza
di questo stretto o insenatura
perchè "lo
aveva visto, nella Tesoreria
del Re del Portogallo,
in una mappa disegnata da Martin
de Bohemia"
(Martin Behaim), come racconta
il cronista
del viaggio, Antonio Pigafetta.
Oppure, al contrario, possiamo
ipotizzare
che l'estremità della mappa sia
stata aggiunta
in un secondo momento, dopo il
viaggio di
Magellano del 1519? Sappiamo
infatti che
la carta di Pedro Reinel, conservata
nella
stessa Biblioteca del Topkapi,
venne ritoccata
probabilmente in seguito alla
scoperta dello
Stretto di Magellano ("Portolani
e carte
nautiche XIV-XVIII secolo",
Istituto
Italiano di Cultura di Istambul,
1994, pag.
62-63).
Ma l'ipotesi più probabile rimane
quella
secondo la quale nel disegnare
l'estremità
del continente sudamericano Piri
Reis si
sarebbe rifatto alle teorie geografiche
più
diffuse nei primi decenni del
'500. Secondo
molti geografi dell'epoca infatti
la parte
più meridionale dell'America
del Sud sarebbe
stata unita alla mitica Terra
Australis Incognita.
Una carta che ci può permettere
di ricostruire
l'aspetto che poteva avere la
mappa completa
di Piri Reis è quella attribuita
a Lopo Homem,
che fa parte dell' Atlante Miller
conservato
alla Biblioteca Nazionale di
Francia:
In questo mappamondo realizzato nel 1519
vediamo che l'estremità ancora inesplorata
del continente sudamericano piega verso est,
andando a formare il mitico continente australe
che, toccando l'arcipelago indonesiano, prosegue
senza soluzione di continuità fino all'estremità
dell'Asia.
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