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E' difficile accorgersi della ridotta dimensione
del campo visivo "utile"
dal momento
che il cervello corregge l'immagine portandola
a fuoco proprio grazie ai continui movimenti
oculari di esplorazione dell'ambiente.
Se il cervello non intervenisse in questo
processo
gli occhi non basterebbero: č stato
calcolato che se tutta la retina avesse il
potere visivo della fovea
il nervo ottico
che porta le informazioni dagli occhi al
cervello
dovrebbe essere grosso come la
proboscide di un elefante!
Il mondo contiene troppo informazioni visive
ma l'evoluzione ha risolto il problema inventando
la fovea
che vede bene solo piccole porzioni
lasciando ad altre parti del cervello il
compito di ricomporre l'immagine!
Non possiamo fissare lo sguardo neanche se
ci sforziamo: dopo pochi decimi di secondo
la pupilla "traballa" come se se
fosse scomoda in quella posizione
e devia
di qualche frazione di millimetro
per poi
ritornare magari
nella posizione originaria.
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Lo sguardo umano si sposta continuamente
in un alternarsi di "saccadi"
(i
movimenti rapidi degli occhi) e pause
di
fissazione
e segue percorsi precisi:
osservando
un volto
per esempio
lo sguardo si
ferma
sugli occhi
poi passa alla bocca e
al naso.
Successivamente esplora i contorni
del viso
fermandosi pochissimo sulle guance
e fronte.
Un tracciato che quasi ridisegna il
volto
osservato
e che ha il punto di partenza
e di arrivo sui lineamenti pių importanti
(occhi o bocca) e che focalizza l'attenzione
nelle zone dove si trovano i muscoli
che
danno luogo a espressioni come ansia
paura
o gioia.
E' uno schema innato che ognuno di noi ripete
per capire che tipo di persona si trova di
fronte: amico
nemico o potenziale partner.
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